riflessioni Diario di un consigliere sentimentale Diario di un consigliere sentimentale VII e VIII. Ventinove aprile-Sette maggio.
 
Diario di un consigliere sentimentale VII e VIII. Ventinove aprile-Sette maggio. Stampa E-mail
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Scritto da Albano Ricci   

Albano RicciDue consigli comunali ravvicinati, con un denominatore comune: il bilancio 2010.
Il 29 aprile venivano ratificati i conti del 2009 che chiaramente davano un forte indirizzo al bilancio 2010, approvato il 7 maggio.
Quando si parla di conti, nonostante l’esattezza delle leggi matematiche, l’interpretazione assume un ruolo chiave, in un’amministrazione un ruolo politico .
Intorno al tema del bilancio ruotano tutti le aree di un comune, tutti gli assessorati, le strategie future e le attività passate. Il bilancio è la vera e forte sfumatura politica che può dare un’amministrazione. A volte, infatti, in consiglio comunale si vanno a toccare punti già imbavagliati da prassi giuridiche e burocratiche, in cui anche la discussione non può prendere velleità particolari perché ricondotta in dei binari molto stretti.
Quindi, in ordine: il 29 aprile si dovevano approvare i conti del bilancio conclusivo del 2009; il 7 maggio si doveva approvare il bilancio pluriennale 2010/2012.


Queste due discussioni hanno chiaramente subito lo scotto del patto di stabilità sforato nel 2009 e le ricadute obbligatorie sul bilancio 2010.
Il Patto di stabilità è un accordo stipulato dai paesi membri dell'Unione Europea, inerente il controllo delle rispettive politiche di bilancio, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all'Unione Economica e Monetaria europea.
In passato anche l'allora Presidente della Commissione, Romano Prodi, definì il Patto "inattuabile" per la sua rigidità, sebbene ritenesse comunque necessario, sulla base del Trattato, cercare di continuare ad applicarlo.
Da più parti si è sottolineata l'eccessiva rigidità del Patto e la necessità di applicarlo considerando l'intero ciclo economico e non un singolo bilancio di esercizio, anche in considerazione dei rischi involutivi derivanti dalla politica degli investimenti troppo limitata che esso comporta. Inoltre le regole del patto di stabilità riguardano Comuni e Province, restano fuori le Regioni e lo Stato. Questo strumento è stato ulteriormente inasprito, in modo anche piuttosto singolare, dal ministro Tremonti nel 2009, cambiando le regole in corso d’opera, ovvero dopo il termine ultimo di presentazione del bilancio 2009 con tanto di funzione retroattiva delle norme.
Ogni Governo dell’UE può darsi regolamentazioni proprie purché non in conflitto con le normative europee. Tale modifica ha costretto il nostro Comune, che aveva presentato un bilancio legittimo, a sforare il patto e quindi subirne le rigidissime ripercussioni.
Il nuovo bilancio non può usufruire di soldi che il Comune dispone, essendo ente locale virtuoso, dato “certificato” anche dalla Corte dei Conti.
Le sanzioni impongono restrizioni massicce, specialmente per un comune come Cortona, così esteso e per sua natura dotato di ricchezze artistiche e storiche da tutelare e curare.
Nonostante le vacche magre la giunta, con i suoi tecnici e i suoi amministratori, ha presentato un bilancio che, in modo “anche creativo” (aggettivo che va di moda in fatto di bilanci) e oculato, preserva totalmente il sociale dai tagli obbligati, ma riesce comunque a presentarsi degnamente in tutti gli ambiti, con il monito di un’attenzione massima agli sprechi e proponendosi di far tesoro da queste difficoltà per trovare soluzioni comunque adeguate per Cortona anche in futuro.
Sperando, come la maggior parte degli enti locali, che questo patto di stabilità, disordinatamente e confusamente recepito tra i vari stati membri, trovi alla sua corretta logica un’applicazione e dei regolamenti sensati e adeguati alle amministrazioni territoriali.
Non si può governare solo con i numeri. I conti seguono le dinamiche delle scienze esatte, gli uomini, i popoli, per fortuna no.

 

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