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Scritto da Albano Ricci   

Albano RicciIl vero problema è l’ignoranza politica che avvolge questo paese. Mi spiego meglio. Quando parlo d’ignoranza intendo il significato primario della parola: ignorare, non sapere, essere all’oscuro. Quando parlo di politica, intendo questa sfacciata indecenza del governo Berlusconi.

Tre sono i motivi.

Il primo, più scontato, è la sapiente guida dei media da parte delle forze di maggioranza, soprattutto quelli televisivi. Il popolo italiano è in grande maggioranza monomediale, usa un solo media per ricevere informazioni: la televisione.

Il secondo è più sottile ma ugualmente importante: siamo nella civiltà della comunicazione... Siamo violentati da suggestioni visuali e da informazioni senza essere allenati e attrezzati per distinguere: tv, internet, carta stampata, cartelloni, radio, segnali di qualsiasi tipo… Un blob magmatico e minaccioso ci fronteggia e in modo disordinato e compatto ci marcia addosso. Sturm und Drang. Tutto si appaia, tutto viene bruciato rapidamente: i mondiali di calcio-le intercettazioni-i primi bikini-i concerti per L’Aquila-… Anche graficamente tutto si assomiglia e velocemente tutto si fa vecchio. Per difenderci mettiamo uno schermo, rigettiamo la comunicazione difficile o indigesta, ci tuteliamo.

Terzo motivo: ancora più sottile e pericoloso, risultato dei precedenti. In questa confusione deformata si fa campo un’incomprensione di fondo. Tendiamo sempre a rifiutare quello che non capiamo, ci spaventa, ci annoia. Se non capiamo non gli diamo fiducia, non lo crediamo fino in fondo. Mi spiego meglio: come può una persona prestare attenzione a questi obbrobri, a queste indecenze dei nostri attuali governanti se diventano consuetudini? Non fa più notizia: lo scandalo è, per sua natura, una rarità, un’eccezione alla regola, non un sistema. Come fa una persona ad indignarsi dopo questo infinito reiterarsi di colpe se ancora sono tutti lì a decidere le sorti nostre e dei nostri figli? La logica si frantuma, il buon senso non viene contemplato. E’ più di quanto noi possiamo capire. L’unica reazione la difesa ad oltranza: sopravvivenza… o sono tutte calunnie (il premier sfonda con il suo piano diabolico) o viene rivoluzionato tutto un sistema di valori oppure, la peggiore delle reazioni... “tanto sono tutti uguali”. Dobbiamo trovare una giustificazione per resistere e comportarci in modo civile: sia incredulità, opportunismo o rassegnazione. Il resto minaccia la sopravvivenza e quindi ne fuggiamo a gambe levate. Ci facciamo scivolare tutto addosso immobili come prede nel disperato tentativo di sfuggire ai predatori.

La civiltà della comunicazione diventa la culla della incomunicabilità, paradossalmente ma mica poi tanto. Recuperare fiducia. Aprirsi alla gente, farla parlare e poi provare a dire la nostra. Questo compito è sproporzionatamente grande anche per un partito ma questo dobbiamo fare. Non esistono altre vie oneste, dignitose. Bisogna impegnarsi a capire chi abbiamo davanti, quali canali utilizzare, non dare niente per scontato: disponibilità, coinvolgimento.

Ascoltare, ascoltare, ascoltare, confrontarsi e solo dopo avere recuperato un minimo di fiducia provare a spiegare quello che succede intorno veramente, senza arroganza. Ci vuole tempo, costanza per istaurare una comunicazione al territorio efficace. Ci vuole un partito democratico e umile.

 

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