|
Scritto da Albano Ricci
|
E’ un inizio d’autunno caldo e soleggiato, lucidato dai colori tenui del settembre. Terzo consiglio comunale del Vignini bis. Tanti i punti all’ordine del giorno e ai primi eravamo già arenati in discussioni chilometriche, ma va bene così. Un’interruzione: per venire fuori da un punto che curiosamente mette d’accordo tutti ma… evidentemente no. Si riparte dopo caffè, sigaretta e bicchiere d’acqua. Ci sono ancora più di venti punti. Fuori la piazza ha già i colori della sera.
Ho avuto anche l’onore di dire la mia dagli scranni della sala consiliare, un debutto è sempre un debutto, qualche farfallina sullo stomaco è svolazzata. Son contento: vivere quel posto, partecipare dà un senso alla tua elezione. Tra consigli comunali e matrimoni celebrati su delega del sindaco… ho iniziato a vivere quel posto, ad avere una conoscenza fisica di quel legno, di quelle decorazioni, della luce che entra dai finestroni e crea atmosfere ovattate, del silenzio che riescono ad imporre i luoghi antichi. Ha un grande pregio, che non saprei spiegarlo architettonicamente: è un luogo sicuramente austero ma non imbarazza, ti senti a tuo agio, anzi al rifugio. Io mi ci sono già affezionato: non sarà tanto ma non è poco. Nel frattempo si è fatto buio. Le campane suonano le 8 di sera. Manca poco, pochissimo la seduta è sciolta. Fuori la notte settembrina si mantiene mite. |