9. Andrea Vignini
 
Fuoco Amico, Prospettive Democratiche (PD) IX Stampa E-mail
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Scritto da Albano Ricci   

sindaco_fascia_thumbAndrea Vignini, sindaco di Cortona: è un onore averti come protagonista del nostro Fuoco amico: viaggio tra i politici locali che ci mettono la faccia e il cuore.

Fisique du role, eloquio mirabile, tenacia ed intuizione politica, profondo conoscitore della macchina amministrativa: un sindaco perfetto. Quando hai capito che la politica era il tuo futuro e perché?

Grazie, troppo buono. Mi sono sempre interessato di politica, fin dai tempi del liceo, però è stata l’università la mia prima palestra politica, soprattutto durante il cosiddetto “movimento della pantera”. Dopo la laurea mi iscrissi ad un piccolo partito i “Cristiano-Sociali” che tentava di declinare decisamente a sinistra la feconda tradizione del cattolicesimo democratico di stampo europeo. In quel periodo ricoprii anche il mio primo incarico amministrativo nella prima Giunta Pasqui che mi affidò le deleghe alla Pubblica Istruzione e alle Politiche Giovanili. Era il 1994 e l’incarico mi fu confermato anche dopo le successive Elezioni Amministrative fino al 1999.

Nel frattempo i Cristiano-Sociali si erano sciolti divenendo una delle componenti dei Democratici di Sinistra (DS) ed io entrai a far parte della Segreteria Provinciale di quel nuovo partito, prima come Responsabile Cultura e poi come Responsabile Enti Locali. Successivamente mi candidai in Consiglio Comunale ottenendo un lusinghiero successo di preferenze e fui eletto Capogruppo Consiliare DS con il Sindaco Rachini. Nel 2004 completai il mio “cursus honorum” amministrativo con l’elezione a Sindaco e nel 2009, come tutti ricorderanno, ottenni un secondo mandato. A quel punto era già nato il Partito Democratico che personalmente considero l’ideale completamento del percorso politico degli ultimi 20 anni, un partito capace di essere unito e plurale, che rappresenta la sintesi migliore dell’esperienza socialdemocratica e cattolico-democratica, oltre che di quella eurocomunista.

Ti hanno definito “Sindaco 2.0” per l’attenzione che metti nei confronti dei nuovi media. Come è cambiato il modo di far politica in questi anni? Solo nel modo di comunicare o è cambiata anche la disponibilità all’ascolto delle persone?

In questi anni il modo di fare politica è stato letteralmente rivoluzionato. Innanzitutto nel modo di comunicare che è divenuto più veloce e diretto, grazie innanzitutto alla spettacolarizzazione del dibattito televisivo, poi all’affermarsi di Internet e, conseguentemente, di strumenti nuovi come i Blog e i Social-Network. Ovviamente questo ha comportato anche il radicale mutamento del linguaggio della politica, con esiti che considero talvolta negativi. Una cosa è certa però, saper comunicare in maniera semplice e diretta, possibilmente senza perdere profondità di contenuti, è divenuto essenziale per chi vuole cimentarsi nell’agone politico.

Una battuta sul PD… Più volte hai detto che Bersani ha scommesso tutto su questo governo. La sua scommessa pare tanto la scommessa dell’Italia intera. Possiamo farcela?

Ritengo che il Segretario del PD abbia dimostrato uno straordinario coraggio politico ad appoggiare questo Governo tecnico dopo la lunga e disastrosa esperienza berlusconiana. E penso che il Partito Democratico nel suo complesso abbia dato prova di generosità e senso di responsabilità, rinunciando a trascinare un Paese sfibrato ad elezioni politiche che avrebbero avuto, con tutta probabilità, un esito vincente, ma avrebbero anche determinato il definitivo default della nostra economia nazionale. Oggi però c’è bisogno di rinnovare quella scelta coraggiosa, facendo uno scatto ulteriore in avanti, inducendo il Governo ad affrontare decisamente e in fretta nuove politiche di redistribuzione del reddito e di sviluppo. Il rigore, pur necessario, non è più sufficiente da solo a salvare l’Italia e la nostra democrazia. Un partito come il nostro deve farsi carico del disagio e del disorientamento della stragrande maggioranza dei cittadini, altrimenti rischia seriamente di venire spazzato via, nel medio periodo, dal vento dell’anti-politica che spira sempre più forte. Non sono un veggente e non so dire se ce la faremo, spero di sì e, nel mio piccolo, lavoro per questo ogni giorno.

Sei sindaco ormai da due mandati e amministratore ad alti livelli ormai da molto tempo. Ci racconti un po’ la macchina comunale, cos’era e cosa è diventata? Pachiderma insostenibile o efficiente risposta ai nuovi bisogni?

Al netto di una falsa retorica che dipinge i Comuni come pozzi senza fondo che sprecano denaro pubblico, posso affermare che oggi, almeno a Cortona, la macchina amministrativa è complessivamente orientata all’efficienza. Certo ci sono ancora settori che si muovono con qualche deficit di razionalità e magari si potrebbe in qualche raro caso ulteriormente migliorarne l’efficacia operativa, ma bisogna stare attenti a non esagerare, perché il dimagrimento determinato dalla crisi economica sui bilanci e sugli organici sfiora ormai l’anoressia e di questo passo si rischia di far perdere all’organismo amministrativo le sue funzioni essenziali.

La politica in genere ha perso, in modo rovinoso, fascino e credibilità. Due domande in una: anche la politica locale risente di questa crisi? Quanto può servire una buona amministrazione per far ricredere i cittadini oppure ormai lo iato partito-persona è incolmabile, distinguendo anche l’operato del sindaco con il partito che rappresenta?

Il rapporto tra i cittadini e la politica non è mai stato così problematico e negativo, questo è evidente e sotto gli occhi di tutti e va detto, con onestà intellettuale, che la gran parte della responsabilità risiede nel Palazzo, sempre più lontano dai bisogni, ma anche dai sogni delle donne e degli uomini di questo Paese. Il livello locale per adesso risente un po’ meno di questo pesante clima di anti-politica, soprattutto perché in genere il Comune viene giustamente percepito dall’opinione pubblica come il livello di potere statale più vicino alle esigenze degli italiani, quello con il quale si può ancora interloquire e dialogare, quello che tenta, pur tra crescenti difficoltà, di dare risposte concrete alle domande provenienti dai territori. In questo senso un Sindaco e una Giunta che sanno amministrare possono ancora fare la differenza.

L’intervista da qui in poi assume una seconda anima, indossa un vestito tutto nuovo, diventa più immediata… Qual’é il tuo politico di riferimento, quello che ti ha trasmesso la passione per la politica?

Non ce l’ho o meglio ce ne sono stati e ce ne sono diversi che stimo e rispetto, ma in genere rifuggo da ogni forma di culto della personalità. Preferisco fare riferimento alle idee piuttosto che ai leader.

Il tuo eroe d’infanzia…

Sicuramente Sandokan. Ho letto tutti i libri di Emilio Salgari e da bambino ero letteralmente innamorato di questo eroe che lottava per la libertà del suo popolo.

Un film, una canzone, un perché…

“Novecento” di Bernardo Bertolucci e “Il disertore” di Ivano Fossati. Il primo perché rappresenta uno splendido e compiuto affresco del secolo trascorso, nonché della nascita delle ideologie che, nel bene e nel male, hanno determinato la nostra storia recente. La seconda perché rappresenta in maniera poetica quel rifiuto della violenza e della guerra che per me, obiettore di coscienza, rappresenta un ideale non negoziabile.

E adesso ritmo: Achille o Ulisse?

Achille mi è cordialmente antipatico, troppo facile essere eroi quando si è invulnerabili. Ulisse dunque, con la sua fame mai sazia di conoscenza.

Michelangelo o Leonardo da Vinci?

Difficile scegliere. Comunque direi Michelangelo, un artista che lavorava con le mani e col sudore della fronte.

Dolce o salato?

Col passare degli anni, non so perché, il dolce mi attrae sempre di meno. Perciò vada per il salato.

Obama o JFK?

Decisamente JFK, un mito della mia adolescenza.

Pici al sugo o fiorentina?

Non potrei vivere senza pasta, viva i pici al sugo!

Napoleone o Alessandro Magno?

Nessuno dei due. Non ho simpatia per i conquistatori militari e per chi ha affermato la propria grandezza con la spada e col sangue.

Facebook o Twitter?

Mi sono iscritto recentemente a Twitter, ma per ora preferisco ancora il “vecchio” FB.

Risorgimento o Resistenza?

Entrambi i movimenti sono vittime in questi anni di un acceso revisionismo che giudico sbagliato. Senza il primo non ci sarebbe l’Italia, senza la seconda l’Italia non sarebbe democratica. Dovendo scegliere, opto senz’altro per la Resistenza.

Una notte in Italia o Autogrill?

La prima che hai detto.

Una Frase…

“È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione” è di Einstein, che sia di buon auspicio..

Grazie

 
 
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