7. Giacomo Genga
 
Fuoco amico. Prospettive Democratiche (PD) VII Stampa E-mail
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Scritto da Albano Ricci   

Giacomo GengaGiacomo Genga, consigliere comunale e segretario del circolo PD di Chianacce, è il protagonista di questa “puntata” del nostro Fuoco amico. Un altro giovane che  ci mette tanta passione e coraggio.

Ciao Giacomo, sei tra i più giovani segretari del nostro comune ma il tuo impegno politico ti ha investito sin da giovanissimo. Complice la mitica sezione delle Chianacce? E la sua altrettanto epica “Festa de L’Unità”?

Ciao Albano, e grazie per avermi invitato in questa tua utile e divertente rubrica. La storica sezione delle Chianacce è chiaramente complice, non si può sfuggirle. La sua sede, all’interno del circolo ARCI, è il centro di ritrovo e punto nevralgico della nostra piccola comunità. E da sempre vi si respirano 2 cose: sport e politica! Come dico spesso nei bar si annidano i migliori Premier e allenatori d’Italia! E succede quindi che si cominci ad interessarsi, con passione, di politica anche in giovane età come è capitato a me… La nostra “Festa de l’Unità” poi vive di questa passione e ci riunisce tutti in quella settimana, davvero come in un'unica famiglia e testimone ne è la sua buona riuscita ogni anno. Per quanto mi riguarda, poi, un ruolo fondamentale lo ha svolto la mia famiglia, all’interno della quale c’è sempre stato un discreto fervore politico che mi ha ben presto coinvolto, al punto che i nostri pranzi della domenica in famiglia  si trasformavano in appassionati dibattiti sulla nostra situazione politica.

Sei persona attenta e sensibile, che sa interpretare il disagio della nostra generazione. Cosa pensano i giovani oggi, cosa vogliono, cosa può fare per loro la politica?

C’è purtroppo un grande allontanamento dei giovani nei confronti della politica, misto ad un senso di sfiducia verso i nostri governanti e ad una generalizzazione degli stessi che fa dire sempre più spesso “tanto sono tutti uguali”. E questo è successo perché, sempre di più, i giovani vedono compromesso il loro futuro: si cerca sicurezza e la prospettiva di costruirsi una famiglia e invece si trova lavoro precario e di conseguenza una continua incertezza. La politica deve restituire alle future generazioni la sicurezza di realizzarsi umanamente e professionalmente e questo lo si ottiene solo in un modo: riorganizzando il mondo del lavoro, dando la certezza di un lavoro che deve essere sicuro per i lavoratori dipendenti e alleggerendo la pressione fiscale su quei giovani che intraprendono una carriera imprenditoriale.

Il PD può farcela, ovvero può diventare la vera alternativa politica su cui costruire un governo riformista ed europeista? Riusciremo a superare la nostra  “paura” di governare?

“Il PD ha paura di governare” mi pare che ormai sia diventato un detto popolare, un luogo comune, al pari de “i genovesi sono tirati” o “a Milano c’è sempre la nebbia”. Io credo che la si sia superata da un pezzo ed abbiamo tutte le carte in regola per governare il paese. Non è stato di certo un percorso facile, questo sì; il PD riunisce molte anime politiche, diverse tra loro solo per la storia ma che hanno visto e vedono un futuro comune. Le divisioni interne, che mi paiono comunque più trascurabili di quello che pubblicamente appaiono, non sono mai mancate: io provengo da quelli che una volta erano i DS e si ricorderà l’allora divisione tra “dalemiani” e “veltroniani”; e ancora prima già nel PCI con le varie correnti (ingraiani, miglioristi, ecc). Insomma le varie “anime“ interne non sono mai mancate e credo, anzi, che in un partito che si chiama “Democratico” debba comunque esserci spazio e voce per tutti, ma se l’obbietivo è comune non saranno queste a fermarci.

Sei segretario di una sezione di paese, quindi ti scontri con gli umori della gente, cosa chiede a Giacomo segretario e a Giacomo consigliere comunale?

In una frazione così piccola e così marginale come Chianacce le richieste sono riassumibili in una frase (per dirla alla Renato Zero): “Non dimenticatemi”! Ed è questo quello che viene richiesto sia al segretario, dalla sezione, sia al consigliere, dal resto della popolazione. In luoghi più “remoti” quale può essere Chianacce si ha sempre la paura che si resti in disparte, trascurati; quindi la richiesta preminente è quella di far sentire la voce; onere che cerco di sostenere quanto più possibile sia come segretario che come consigliere per non tradire la fiducia di chi ha creduto in me appoggiandomi in queste cariche.

Il tuo ruolo nel partito è estremamente oneroso, ma nevralgico: in che modo pensi che si possa innovare la politica locale, per renderla più attraente e utile?

La politica locale è quella che per prima deve tentare un riavvicinamento con la popolazione e i giovani delusi. Difatti è quella più a stretto contatto con essi e che quindi può dare risposte immediate, dimostrando che si può davvero cambiare qualcosa se c’è volontà. Si deve offrire la possibilità a tutti di esporre le proprie idee e vederle messe in atto; ed in questo credo che il PD, e in particolar modo il PD cortonese, si sia dimostrato molto efficace. Infatti è stata data l’occasione a giovani e volti nuovi di prendere attivamente parte alla costruzione di questo progetto mediante l’inserimento nell’unione comunale e nei gruppi di lavoro, che hanno visto realizzato il loro sforzo con un contributo notevole alla nascita e lo sviluppo della nostra sezione comunale.

 Se hai letto altre interviste sai che adesso l’intervista cambia registro e prende improvvisamente il volo… Qual’é il tuo politico di riferimento, quello che ti ha trasmesso la passione per la politica?

Non ho mai avuto politici di riferimento, sono sempre stato guidato da ideali, che si riflettevano in una parte politica nell’insieme, mai su un singolo. Ma se devo dire un nome di una persona che mi ha avvicinato alla politica, sicuramente è quello di mia madre. Una donna che ha sempre vibrato di fervore politico, che già a 16 anni partecipava alla vita di partito in maniera attiva e costruttiva e che mi ha trasmesso passione voglia di partecipazione.

Il tuo eroe d’infanzia…

Guarda, non volendo, par condicio e dico: mio padre. Per essersi realizzato, da solo, con le sue forze, orfano di padre, figlio unico e con madre a carico. Si è fatto carico di un bel fardello ed è riuscito comunque a crearsi una famiglia e a garantire a me e mio fratello la possibilità di scegliere e, a nostra volta, costruirci il nostro futuro. (Comunque da bambino stravedevo per He-Man!).

Un film, una canzone, un perché…

Io sono un grandissimo fan della commedia all’italiana e tra tutti gli esponenti del settore ho una devozione e ammirazione totale per Mario Monicelli. Quindi vado per uno dei suoi capolavori: “La Grande Guerra”.  In cui si ride ed allo stesso tempo ci si commuove di fronte al dramma della guerra e di chi la vive in prima persona.  Per quanto riguarda la canzone, io adoro i cantautori italiani, quindi dico “Viva l’ Italia” di Francesco De Gregori, che secondo me riflette benissimo il nostro paese al punto da poter essere una “riserva” al nostro inno nazionale.

E adesso tieniti forte:

Bob De Niro o Al Pacino?

De Niro è sempre De Niro…

Lupin o Holly e Benji?

Difficile mannaggia… dico Lupin perché lo guardo ancora!

Gnocchi o pici?

Pici della Festa de l’Unità delle Chianacce!

Pandoro o panettone?

Panettone

Albero o Presepe?

Albero

Mare o Montagna?

Anche se di pochissimissimo dico Mare

Quercia o cipresso?

Quercia

Facebook o SMS?

Facebook

Il Piccolo Principe o Il giovane Holden?

Il primo non mi è piaciuto, il secondo mi manca… E allora dico quello che è stato per me il mio romanzo di formazione: "Cent’anni di solitudine"

Una Frase…

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un opinione, la libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione!

Grazie

A te!

 
 
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